Imprevisti di viaggio: mi faccia scendere da qui!

L’assolata giornata estiva volgeva al termine. Dal finestrino rotondo riusciva a vedersi il cielo che cambiava colore, passando dall’azzurro all’arancio. Molte persone occupavano ancora le corsie, affannandosi a riempire con i loro bagagli gli spazi appositi sopra i sedili. Mi sedetti al posto che mi era stato assegnato e accesi lo schermo che avevo di fronte, mentre una voce dava a tutti, in varie lingue, il benvenuto a bordo. Un nuovo viaggio in aereo stava per cominciare.

Inestricabilmente connesso all’idea del viaggio e alla scoperta di paesi lontani, l’aereo è indubbiamente il mezzo di trasporto più veloce, e quello maggiormente utilizzato da chi ama viaggiare. Amato ed odiato allo stesso tempo, in quanto luogo di una lunga e noiosa attesa condita da cibo dalla dubbia qualità, ma allo stesso tempo principale artefice del raggiungimento di luoghi lontani, esso è ormai diventato un simbolo stesso del viaggiare.

Chiunque viaggi spesso passa molto del suo tempo seduto su uno dei sedili ad osservare il mondo dall’alto, oppure passeggiando lungo le corsie per sgranchire le proprie gambe intirizzite. Ogni viaggio in aereo tende a trascorrere nello stesso, identico e noioso modo. Check in, controlli di sicurezza, imbarco, spiegazione delle procedure di emergenza, cibo, pisolino, film, atterraggio.

Prendere un aereo non è però lo stesso per tutti, e per molti è una cosa non affatto piacevole. L’aerofobia, la paura di volare, è infatti un fenomeno molto diffuso ovunque nel mondo. Circa il 50 % della popolazione soffre, in modo più o meno spiccato, di questa fobia, e manifesta degli stati di ansia connessi all’uso dell’aereo. In alcuni casi la paura giunge all’estremo, impedendo di prendere l’aereo a colui che ne è colpito.

Quel giorno ero su un aereo per tornare in Italia, un volo diretto da Toronto a Roma. Ho ormai fatto l’abitudine a questi viaggi di nove ore, a passarne la maggior parte a fissare lo schermo e a dormirne solo un paio.

Stavo scorrendo la lista di film disponibili quel giorno, e il mezzo si apprestava ad eseguire le sue manovre sulla pista, quando sento due persone, un uomo e una donna, discutere agitatamente nella fila di sedili dietro la mia.

Lui era visibilmente nervoso, molte gocce di sudore gli scendevano lentamente dalla fronte. Con una mano stringeva un rosario di legno, mentre nell’altra teneva con forza un contenitore giallo e cilindrico, pieno di pastiglie. Lei, con una dolcezza ed una calma invidiabili, faceva del suo meglio per farlo tranquillizzare. Tutta la famiglia era con loro, gli ricordò. Le aveva promesso che ci sarebbe riuscito, gli fece notare.

Le dimensioni degli aerei che percorrono grandi distanze sono considerevoli, e dunque difficilmente ci si rende conto di quello che accade a più di tre o quattro file da dove ci si trova. Per un po’ la discussione rimase dunque limitata soltanto ai due diretti interessati, e a coloro nelle immediate vicinanze.

Fu solo quando lei gli propose di prendere un’altra pastiglia per calmare l’ansia, e lui alzò la voce in segno di diniego, che una delle assistenti di volo si rese conto della situazione e si avvicinò per investigare l’accaduto. Il sudore si era fatto copioso sulla sua fronte, e lui riusciva a malapena a stare fermo. Non voleva partire, la paura stava avendo la meglio.

Il pilota, ignaro della situazione, aveva condotto l’aereo sulla pista e si apprestava ad eseguire le manovre di decollo. Resosi conto della situazione, la paura dell’uomo ebbe completamente la meglio e chiese di scendere dal mezzo. Prontamente il capitano venne avvertito, e cedette il nostro posto in coda.

La sicurezza dei passeggeri e la buona riuscita del volo potrebbero essere seriamente compromessi da una persona fortemente agitata. Un uomo in preda all’ansia potrebbe diventare un serio pericolo per sé stesso e per gli altri. Bisogna dunque tentare di analizzare con cura la situazione e trovare la soluzione migliore.

È necessario allo stesso tempo comprendere se l’uomo era effettivamente disposto ad abbandonare il mezzo. Le procedure di ritorno al punto di imbarco, e di una successiva partenza, sono lente e dispendiose, e porterebbero al ritardo di numerosi altri voli. Potrebbe essere solo un falso bisogno dettato dalla paura e dal nervosismo, quello di lasciare l’aereo.

Dopo diversi minuti di conversazione, la situazione pareva non cambiare, nonostante un apparente momento di calma. Non poteva farcela, era deciso a scendere da lì, recuperare la sua valigia e tornare a casa. Dopo aver avvertito tutti i passeggeri dell’accaduto, il comandante decise dunque di accontentare l’uomo, e l’aereo tornò indietro.

Giunto al gate e invertito il processo di depressurizzazione dell’aereo, l’uomo venne dunque accompagnato fuori dal mezzo. Prima di scendere, si rivolse scusandosi al resto dei passeggeri, e assicurandoli che la sua era stata la scelta migliore.

Quella non è stata la prima volta in cui mi è capitato di assistere ad attacchi di paura da parte di passeggeri di un aereo, ma sicuramente è stata quella che avuto le conseguenze più tangibili. Lungi da me criticare o prendermi gioco di chiunque ne soffra. Al contrario, mi ritengo molto fortunato a non averla mai sperimentata in prima persona.

Dopo tutto la bellezza di viaggiare non è solamente nella scoperta e nell’esplorazione di posti e culture diverse, ma risiede anche nel fatto che non tutto può essere sotto il nostro controllo. Qualcosa vi sfuggirà sempre, ci sarà sempre qualche imprevisto a modificarci i piani, e magari a farci scoprire qualcosa di nuovo.

È proprio negli imprevisti che si nasconde uno degli aspetti migliori del viaggio. E, in fondo, spesso è proprio dagli imprevisti che nasce la scoperta.

 

 

2 pensieri su “Imprevisti di viaggio: mi faccia scendere da qui!

  1. L’unico aspetto poco piacevole del viaggiare è per me prendere l’aereo. Allo stesso tempo però non esiste sensazione più bella di quella che provo quando atterra…ti senti stupido ad aver provato angoscia e terrore, felice di essere salvo e curioso di scoprire luoghi che purtroppo molti, sopraffatti dalla fobia, non vedranno mai. Poi ogni volta prometto a me stessa di non salirci più o quasi, per non provare quelle sensazioni di terrore che mi pervadono prima e durante il volo, ma come si fa… viaggiare è una droga. Più lo fai e più ne hai voglia. Apre gli occhi, la mente e il cuore come niente e nessuno al mondo.

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